Gabriele Porrelli: il ragazzo innamorato dei significati.

Gabriele Porrelli: il ragazzo innamorato dei significati.

Gabriele Porrelli è un artista completo. È riuscito a far conciliare i suoi studi in psicologia e sociologia con l’arte, e così facendo ha scoperto e compreso il mondo cosplay e tutto ciò che esso può significare per un individuo. “È stata la mia evasione in un momento difficile, quando mi serviva davvero una valvola di sfogo. Non aver paura di sperimentare.”

Ciao Gabriele, ci racconti qualcosa di te?
Sono Gabriele, 29 anni da Roma. Sono un ragazzo con tante passioni, che cerca di coltivarne attivamente alcune e di seguirne semplicemente altre. Nel mio percorso di vita ho sperimentato molto in diversi campi, grazie al tipo di formazione che ho scelto di seguire. Sono passato da studi di psicologia e sociologia al mondo del design, affrontando ambiti di progettazione diversi che mi hanno alimentato in maniera trasversale. Infine, ho deciso di intraprendere la strada nel mondo del costume, frequentando un master per diventare costumista presso l’Accademia Costume & Moda di Roma. Adoro cucire, disegnare cartamodelli (anche se in questo campo ho ancora molto da imparare e sperimentare), adoro fotografare e post-produrre, soprattutto le foto ai cosplayer. Adoro la grafica, l’illustrazione, l’arte contemporanea, la poesia, la lettura in generale. Sono un ragazzo “innamorato dei significati” e di come questi possono essere veicolati tramite i più disparati mezzi espressivi.

Perché sei entrato nel mondo cosplay?
Sono entrato nel mondo del cosplay mentre preparavo la mia tesi nella grafica e comunicazione, nel 2015. Con l’aiuto di mia madre, ho realizzato il mio primo cosplay, un kimono “sbagliato” che successivamente ho rifatto perché era di un tessuto completamente errato. È stata la mia evasione in un momento davvero difficile, nel quale dovetti cambiare progetto ed addirittura relatore, e quando mi serviva davvero una valvola di sfogo. L’abilità manuale che ho sempre coltivato mi ha aiutato in questo, soprattutto nella realizzazione degli accessori. Lentamente, al ritmo di un cosplay all’anno, cerco di mantenermi attivo.

The Riddler: come mai questo personaggio?
The Riddler…ci sarebbe tanto da raccontare. È da quando ho visto per la prima volta Batman Forever che ho iniziato a pensare a quel personaggio. Adoro Jim Carrey, lo sento così vicino a me che alle volte, in famiglia, rimarcano il fatto che io lo ricordi con certi atteggiamenti o certe espressioni. Prima o poi avrei dovuto interpretare quel personaggio, era una sorta di destino. Un anno fa, dopo aver fatto un po’ di esperienza nella realizzazione di costumi semplici come il kimono, il jinbaori e l’hakama, ho deciso di fare il grande passo e di cimentarmi nella realizzazione della “tutina verde”. Ho voluto realizzare tutto da solo, anche maschera, bastone e scarpe (fatte modificando una base acquistata). Per realizzare il costume ho deciso di provare a contattare il costumista del film che, dopo un paio di giorni, con grandissima sorpresa, mi ha risposto suggerendomi il tipo di tessuto utilizzato, trovato con tanta difficoltà e tanta fortuna, e facendomi capire a pieno lo schema per disegnarlo. Quindi perché The Riddler? Perché ora ho un costume come non ce l’ha nessun altro, con una sua storia per me molto significativa e perché mi permettere di essere me stesso davvero, senza filtri, senza la paura di essere osservato; mi libera, seppur per poco.

Da quanto tempo fai cosplay e con quale personaggio sei entrato in scena?
Dal 2015. Il personaggio con il quale sono entrato in scena è stato Kin’emon da One Piece. Chi mi segue sa che, successivamente, ho donato quel costume a mio fratello, vista la mia scelta di realizzare l’amico fraterno di Kin’emon, cioè Kanjuro. Ora siamo la coppia dei due samurai del paese di Wa. Dopo Kin’emon, realizzato anche in una versione diversa, ho voluto interpretare Dellinger, sempre da One Piece: mi piace il suo carattere folle ed ambiguo e, in tutta sincerità, mi diverte scandalizzare la gente, o comunque ridere delle loro facce quando mi vedono passare in tacchi!

Costruisci i tuoi cosplay da solo?
I primi due kimono sono stati realizzati con l’aiuto di mia madre, ma sin dal principio, ho sempre pensato io alla realizzazione degli accessori. Successivamente ho deciso di fare tutto da solo. Più che The Riddler, è stato il costume di Kanjuro a richiedere uno sforzo notevole. Ho realizzato tutto: pennello, zori, hakama, kimono, jinbaori e rucca (capello per capello) – allora sei veramente un folle (ndr) -. Adoro le sfide, adoro sperimentare, ma soprattutto adoro la fase iniziale, quella che precede la realizzazione: la ricerca. Capire che tipo di costume indossa un personaggio, portarlo nel mondo reale, cercare fonti storiche, informazioni sui tessuti…è quello è il bello, alimentarsi di informazioni. Realizzare il costume è solo la fine, un traguardo che, se si procede lentamente e coscienziosamente, si raggiungere in maniera del tutto naturale che neanche ci si sorprende di noi stessi.

Dove possiamo seguirti?
Potete seguirmi tramite la mia pagina Intrusioni Creative (https://www.facebook.com/IntrusioniCreative/). Il nome nasce proprio da come io intendo la creatività e l’arte in generale: ritengo che quando ci apriamo alle “intrusioni” e ci lasciamo inquinare da fonti apparentemente diverse o addirittura contraddittorie, possiamo davvero crescere, sperimentando il nuovo e l’imprevedibile. Ovviamente il logo racchiude in sé quel significato.

Un saluto ai nostri lettori!
Cari lettori, vi saluto! Ne approfitto per ringraziare la redazione per avermi dato la possibilità di raccontarmi un po’, e per consigliare a tutti di provare, per un attimo, a liberarsi e a divertirsi…e a non aver paura di sperimentare. Forse farlo con una maschera non sarà così straconsigliabile ma, in certi casi, un momento di sospensione aiuta davvero. Almeno per me è così!

 

Mentre mi accingevo a trascrivere e pubblicare questa intervista, mi sono resa conto che se solo avessi potuto, avrei messo in grassetto ed evidenziato ogni singola parola uscita dalla bocca di Gabriele; in quel momento, ho realizzato che le parole ed i pensieri di questo ragazzo, sono strettamente connessi con il cuore, attraverso un filo invisibile, che solo un’anima come quella di un artista può creare. ndr.

 

Susanna Biancone
Redattrice, Cosplayer, Cantante, Gamer
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PH: Matias Medero, Matteo Sciarra

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