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Emozioni e sapori di Napoli a Firenze: “O’ Munaciello”

O MUNACIELLO

Quando emozioni e sapori compongono il racconto di una vita

Firenze, piazze assolate piene di storia, vicoli in Oltrarno dove il ticchettio di vecchi artigiani si rincorre, come il sottofondo di una canzone, allegra, con il vociare dei ragazzi, le panchine ombrose, i mercatini pieni di colore, una città che ti sorprende sempre, bella da toglierti il respiro, piena di posti dal fascino sottile, ma anche di piccoli angoli, stradine, corner discreti in location dall’indubbio fascino. E una delle piazze di Firenze, forse la più bella per la sua rigorosa semplicità, quasi “ingombrante” per la sua bellezza, Piazza di Santo Spirito, dalla facciata armoniosa, domina tutto l’intero quartiere, da un senso di fiorentinità e di arte, storia e contemporaneità. E’ da questa chiesa che deriva il nome di una delle piazze dell’oltrarno fiorentino più apprezzate per la sua verve pittoresca e per i suoi ristoranti, i locali notturni, le botteghe artigiane e gli studi d’artisti che la animano facendone una delle più vive di Firenze. Ma l’architettura più interessante rimane indubbiamente la Basilica, costruita partendo dal progetto di Filippo Brunelleschi e terminata alla fine del XV secolo.La facciata tuttavia non fu mai terminata e tutt’oggi si presenta come una semplice parete intonacata. L’interno della chiesa è uno scrigno ricco di opere d’arte importanti come il crocifisso ligneo di Michelangelo e pregevoli opere di Filippino Lippi, Sansovino, Orcagna , Giuliano da San Gallo.

La severità di tanta bellezza è smorzata da un punto gourmet della zona, ‘O MUNACIELLO, ridente, allegro, pieno fiori e di gente di tutti i colori e provenienze, ubicato proprio un una delle strade adiacenti la piazza, le grandi pareti a facciavista, travi sbianchettate, brusio di persone, gente che va, che viene, torna, apprezza, fasci di rose fra le braccia dei cingalesi che ti guardano con i loro immensi occhi, con cortesia e discrezione, tante lingue diverse per una sola cucina, quella del giovane chef Andrea Candito e l’enorme forno a vista, regno incontrastato di Carmine Candito, un gigante di simpatia per la pizza più buona di Firenze, le sue pizze ridono, sono opere d’arte, sono fratelli d’arte da famiglia di ristoratori campani.

In sala Leonardo Scuriatti, elegante e gentile dirige e cucina, insegna e segue una attenta regia dopo anni di esperienze in locali alla moda, e il team di lavoro è questo, giovanissimi e innamorati del loro locale, qui, in un attimo, ti trovi a Napoli, con tutti i suoi colori, schidionate di ferro che reggono agli, peperoncini e pomodorini piemolo, provenienti dai terreni sotto il Vesuvio, ceste di frutta, il juke box, carrettini pieni di fiori e quello delle granite al limone, il locale è un piacevole caos organizzato, mostra la gerarchia di squadra, la fretta calma, la consapevolezza incosciente, l’ emozione di fare sempre le stesse cose, tutti i giorni, in maniera differente….qui sei in attesa, ti aspetti da un momento all’altro di vedere apparire Totò, la sua malafemmena, i panni tesi al sole di Napoli, Maradona, eroe indimenticabile al cuore dei napoletani. Qui la cucina è tutt’altra cosa. Non è televisione o gara, non si insegna in un format, qui la cucina è una cosa talmente viva e sensuale che rinchiuderla in uno schermo piatto al plasma o in una scaletta di un programma è quasi offensivo. La cucina è l’ infanzia di ognuno di noi, la rincorsa impossibile a quei profumi, a quei sapori, a quei ricordi. Qui si vive per sentire il calore della fiamma sulla propria pelle, il calore del forno a legna, non per la gloria. Qui chi cucina fa squadra, tutela i giovani e li fa crescere, evidenzia gli errori ma solo dopo averli corretti, accetta le critiche anche dal cliente più esigente, cerca di trasmettere il proprio essere traducendolo attraverso un collettivo, parlando, insegnando, proponendo, amando la sua cucina, qui, in Via Maffia in Santo Spirito vive il più grande controsenso della vita, Napoli e Firenze, una cucina che sposa la cultura di Firenze, in una città dove anche cucinare è arte. Bella mia nun te scetà, ogni 19 Settembre il ristorante celebra il Santo Patrono di Napoli, San Gennaro, trasformandosi in uno dei più folli ed animati vicoli della vecchia Napoli con cantastorie, artisti di strada, cartomanti e molto altro. Oltre ad un menù speciale, come la lettura dei tarocchi e naturalmente musica campana. Dal 8 Dicembre fino al 6 Gennaio, le sale di O’Munaciello vedono rivivere per tutto il periodo natalizio i tipici personaggi del presepe napoletano, famosi in tutto il mondo grazie alla nobile arte dei maestri artigiani presepiali di San Gregorio Armeno. Questi ultimi ne hanno realizzato uno animato grande 3 metri appositamente per O’Munaciello.

O’ Munaciello, un folletto che tormenta gli uomini come un bambino capriccioso e li consola come un bambino ingenuo e innocente
(Matilde Serao)

www. munaciello .com/
Via Maffia, 31r, 50125 Firenze
Telefono:055 287198

Cristina Vannuzzi Landiniù

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